caffè macinato gruppo

Il caffè espresso è un piacere irrinunciabile per gli italiani. Un rituale che si ripete per almeno due o tre volte al giorno e che coinvolge il 97% della popolazione della penisola.

Un amore senza fine che non conosce crisi, ma il suo mercato sì. Infatti, anche il miglior caffè ha subito le conseguenze dell’emergenza sanitaria e non è detto che i trend del 2020 non si concretizzino ulteriormente causa le nuove abitudini dei consumatori italiani.

Lo scenario oggi

Il 2019 per le torrefazioni è stato un anno di crescita registrando un +0,8% di ricavi.

Il 2020, invece, ha segnato un cambiamento all’interno delle abitudini di consumo delle persone registrando una flessione negativa nei ricavi del 8,6%, per un valore stimato di 337 milioni di euro.

L’unico canale che non ha sofferto nel 2020 è stato il canale retail che ha registrato un aumento del 10,3%, mentre l’e-commerce ha registrato una crescita del 50%.

Questo fenomeno si è accentuato a causa della chiusura dei locali e dalla permanenza domestica forzata. La diminuzione dei consumi fuori casa ha incrementato l’interesse per quei prodotti che consentono di prepararsi il caffè in totale autonomia.

Per esempio, le capsule hanno raggiunto in pochi anni la quota del caffè venduto in Gdo (28,4%) superando i 376 milioni di euro di giro di affari.

Le cialde con i loro 58 milioni di euro di ricavi, rappresentano il 5% circa del mercato totale del caffè. Nel 2020 hanno quasi decuplicato il trend positivo, arrivando a sfiorare il 20% di crescita a maggio contro il +2,8% con cui avevano chiuso il 2019.

Cialde e capsule: una battaglia sul terreno della sostenibilità

Giandomenico De Franco, Founder & AD di Competitive Data, afferma che la pandemia ha accelerato la crescita del consumo di cialde e capsule, ma che questa era una tendenza già iniziata 7 anni fa.

Il successo riscosso da questi prodotti non dipende solo dalla loro praticità, ma anche dalla versatilità. Infatti, il mercato offre la possibilità di reperire sia monoporzioni originali sia compatibili, ovvero prodotte da un’altra torrefazione.

La concorrenza in questo mercato è alta ed è per questo motivo che i big player hanno iniziato ad investire in sostenibilità, per ottenere quel ritorno di immagine che garantisce. Per l’appunto sul mercato stanno iniziando ad arrivare sempre più prodotti compostabili e compatibili.

Chicchi di caffè: il futuro sposa la tradizione

Molto probabilmente la crescita del retail subirà un rallentamento e difficilmente continuerà a crescere come fatto nel 2020.

“Siamo certi che gli italiani riprenderanno a tornare al bar, perché è un’abitudine simbolo dell’italianità e del nostro modo di vivere, ma non si raggiungeranno facilmente i livelli di vendite del 2019, come ci dice l’esperienza estiva del 2020 e comunque il settore si riprenderà realmente solo quando cesseranno le restrizioni alla circolazione delle persone e torneranno a regime le attività del fuori casa”

Michele Monzini, presidente del Consorzio promozione caffè

Quindi un ritorno alla tradizione e al piacere di condividere un momento unico, ma anche speranza di una ripresa di un mercato ugualmente colpito dalla pandemia come altri.

Una delle prospettive future a cui si sta pensando è quella di tentare la coltivazione in Italia, risparmiando così sulla materia prima e sulla logistica. Un’ipotesi che però è ancora non sostenibile e molto lontana dal diventare concreta. Infatti, la coltivazione del caffè nel mondo è estensiva, ovvero su grandi superfici.

I paesi esteri possono contare su superfici la concorrenza della penisola, poiché possono contare su spazi più grandi con temperature naturali più stabili.

I rischi di una produzione 100% Made in Italy sono anche riconducibili a fenomeni naturali violenti a cui è soggetto il nostro paese. Tempeste, grandini, alluvioni e periodi di siccità potrebbero rovinare le colture e quindi gli investimenti nella produzione.

 

 

 

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