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Materiali biodegradabili per packaging: le bioplastiche

Pubblicato il 12 Ottobre 2021

L’utilizzo di materiali biodegradabili per packaging è una tendenza che negli ultimi anni ha visto un incremento a livello globale. Tra i materiali più conosciuti, il dibattito più acceso che riguarda gli ultimi mesi è quello relativo alle bioplastiche.

In un articolo, Katharina Hinse, responsabile degli affari ambientali presso European Bioplastics (EUBP), ha descritto una panoramica di come la SUPD (Single Use Plastic Directive ), dopo l’entrata in vigore il 2 luglio del 2019, abbia avuto un impatto negativo sull’industria delle bioplastiche.

Infatti, l’intera direttiva non distingue tra plastiche convenzionali, plastiche a base biologica, o plastiche biodegradabili e compostabili, vietandole tutte.

La situazione in Italia

La situazione in Italia non è delle migliori. Infatti, il nostro paese produce il 66% di tutta la plastica biodegradabile d’Europa con circa 280 aziende coinvolte e un fatturato annuo di 815 milioni di euro.

Un duro colpo per l’economia nazionale e per le aziende che si sono specializzate nella produzione di packaging biodegradabile e compostabile, nonostante la maggiore attenzione all’impatto ecologico e al rispetto dell’ambiente.

Nonostante queste problematiche, l’obbiettivo di questi prodotti è parte integrante del percorso verso un Economia Circolare. Ovviamente, non è da considerarsi come una soluzione universale, ma, con un’applicazione corretta, rappresenta un’alternativa valida ed efficace alla plastica tradizionale.

Quali sono i materiali biodegradabili e compostabili per il packaging?

  • PLA
    La sigla sta per il corrispondente inglese di acido polilattico, una plastica biodegradabile ricavata dall’amido di mais.
    Essendo realizzata da vegetali, che sono una risorsa rinnovabile, l’utilizzo di tale materiale riduce la nostra dipendenza dalle risorse destinate ad esaurirsi, come il petrolio.
    Rispetto alla plastica tradizionale, che si disintegra in piccoli frammenti senza mai scomparire del tutto, il PLA si decompone in materia organica: CO2 ed acqua, che possono continuare il ciclo di vita del prodotto nutrendo il pianeta.
    Il PLA comunemente utilizzato per il packaging ha una temperatura di fusione relativamente bassa: per questo, può essere utilizzato esclusivamente per cibi e bevande freddi.
  • CPLA
    Questo materiale rappresenta una variante del comune PLA ricavato dal mais, in cui l’elemento base viene cristallizzato. Ne deriva un risultato completamente naturale, che assicura totale biodegradabilità. Grazie a tale processo, la resistenza al calore aumenta, divenendo assolutamente più adatto all’utilizzo con cibi caldi.
  • PSM
    Si tratta di una resina termoplastica
    : l’acronimo sta infatti per Plastarch Material. Simile al PLA, è realizzato con amido modificato attraverso enzimi e cellulosa per aumentarne la resistenza, la repellenza all’acqua, e per renderlo a prova di olio e meno fragile.
    Considerata la provenienza delle materie base (amido e cellulosa), il PSM, ad ogni modo, aiuta a ridurre la nostra dipendenza dalle materie petrolchimiche ed è un materiale il cui ciclo di vita termina nella trasformazione in fertilizzante.

 

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