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Le microplastiche nascono dalla produzione eccessiva di plastica e dal loro scorretto riciclo, che ha causato l’inquinamento eccessivo di mari e oceani, mettendo a rischio la salute di ecosistemi, animali ed esseri umani.

Cos’è la microplastica?

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Invisibili all’occhio umano ed individuabili solo attraverso microscopi.

Con il termine “microplastiche” intendiamo tutte le particelle di plastica le cui dimensioni sono comprese tra i 330 micrometri e i 5 millimetri.

Infatti, quando la plastica finisce in acqua si discioglie in piccoli frammenti a causa di diversi processi chimici o fisici.
 

Cause e conseguenze delle microplastiche in mare

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La causa principale di questo problema va individuata nel corso del Novecento.

In questo periodo storico, a partire dagli anni Trenta ai primi anni Duemila, la produzione mondiale di plastica è passata da 1,5 milioni di tonnellate/anno, a 280 milioni di tonnellate/anno.

Di queste tonnellate, più di 8 milioni finiscono in mare ogni anno. Il 70% si deposita sui fondali, mentre il 30% rimane in superficie aggregandosi e formando grandi isole di plastica.

Gli animali marini, nella fattispecie, quelli che si nutrono nei fondali (cozze, granchi, e ecc), ingeriscono grandi quantità di queste particelle che vengono poi trasmesse a tutti gli altri organismi, fino ad arrivare sulle nostre tavole.
 

Precauzioni e soluzioni per diminuire l’inquinamento da microplastiche

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Nonostante non si conoscano del tutto gli effetti delle microplastiche sulla salute dell’uomo, vige il principio di precauzione.

A livello internazionale, la Commissione Europea ha approvato delle direttive che vietano la produzione di alcuni prodotti in plastica monouso. Infatti, già a partire dal 3 luglio 2021, posate, piatti, bicchieri, cannucce, bastoncini cotonati, agitatori per bevande, aste per palloncini e contenitori per alimenti in plastica, non possono essere realizzati.

Tutto questo non basta per risolvere il problema: la miglior soluzione sta ai singoli individui e nelle loro scelte e/o abitudini di consumo. Il singolo cittadino può difatti fare la differenza attraverso semplici azioni quotidiane:

  • Monouso biodegradabile e/o compostabile
    L’acquisto individuale di prodotti biodegradabili e compostabili può fare la differenza generando un impatto ambientale pari a zero. Piatti, bicchieri, posate, contenitori take away, sacchetti carta, vassoi mensa, tovaglioli e molto altro ancora. Prodotti che da molti anni sono già sul mercato con materiali biodegradabili e compostabili che richiedono poche settimane per decomporsi, soprattutto se mal riciclate.

 

  • Una corretta raccolta differenziata
    Fare una buona raccolta differenziata permette di inviare il rifiuto nel corretto luogo per il suo smaltimento. Informarsi su che cosa si può differenziare e come è il primo passo per un mondo più pulito.

 

  • Etichette e certificazione di prodotto
    Controllare che nelle etichette dei prodotti, non vi sia la plastica come materiale utilizzato per il packaging
    . In questo modo, è possibile acquistare consapevolmente prodotti che rispettano gli standard di sostenibilità, favorendo l’intera filiera di produzione.

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