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Come smaltire la plastica? La soluzione arriva dalla natura

Pubblicato il 18 Luglio 2022
plastica, inquinamento, natura

Il nostro pianeta si sta adattando per smaltire la plastica. In particolare, ci stiamo riferendo ad alcune forme di vita come batteri e/o insetti che sono in grado di digerire e degradare i materiali plastici.

 

Navighiamo in un mare di plastica

L’inquinamento da plastica è considerato uno dei problemi più gravi del nostro presente storico. Le cause sono identificabili non solo negli ultimi decenni di produzione e consumo incontrollato, ma soprattutto nell’aver ignorato le conseguenze che avrebbe generato e l’impatto sul nostro pianeta.

Secondo i dati del WWF, sono 450 milioni di tonnellate di plastica prodotte ogni anno. Di queste, 8 milioni di tonnellate finiscono negli oceani, interessando e compromettendo l’habitat di più di 700 specie.

In questo contesto, la riduzione della produzione della plastica e lo sviluppo di tecnologie in grado di riciclarla e/o smaltirla saranno le sfide del prossimo futuro. Nell’attesa che ciò avvenga, il pianeta Terra sta reagendo grazie alla propria capacità di adattamento ed evolvendosi per far fronte a questo problema.

 

Come smaltire la plastica? La Terra ci dice come fare

Non è un caso che il nostro Pianeta stia correndo ai ripari, sviluppando soluzioni naturali per mezzo del proprio spirito di sopravvivenza.

Recentemente, sono stati scoperti diversi batteri e insetti che sono in grado di assimilare e smaltire la plastica, completamente.

Uno studio condotto dai ricercatori della Montana State University, in collaborazione con quella britannica di Portsmouth, ha scoperto all’interno nei batteri mangia-plastica un enzima, chiamato Tpado, in grado di digerire completamente e estrema efficienza il Pet.

Una ricerca dell’Università del Queensland ha indagato il “talento” dello Zophobas morio, coleottero che allo stato larvale mastica e digerisce polistirene. Chiamato anche “superverme”, perché è simile alla larva della farina, ma la supera in stazza, è ghiotto di polistirolo ed è in grado di nutrirsene. Vengono paragonati a piccoli impianti di riciclo, perché prima sminuzzano il rifiuto e poi lo danno in pasto ai batteri nel loro stomaco.

Un’altra soluzione è stata scoperta per puro caso da Federica Bertocchini – ricercatrice italiana del Cnr spagnolo. Il caso riguarda la larva Galleria mellonella, comunemente utilizzata dai pescatori, la quale è in grado di mangiare e degradare la plastica in tempi rapidissimi. Da un’analisi chimica più approfondita si potrà scoprire l’enzima o il batterio antiplastica nascosto nel sistema digestivo della larva.

 

Quali sono le applicazioni concrete?

Quando si parla di applicazioni concrete, non ci si sta progettando di costruire a vasche giganti con milioni di vermi che aspettano una cascata di plastica per nutrirsi. La soluzione è quella di replicare questi enzimi, farli crescere e velocizzare la loro capacità di smaltimento per poi inserirli in un impianto di riciclaggio.

La natura non aspetta l’essere umano e sta cercando soluzioni per risolvere i problemi causati dalle attività antropiche. Tuttavia, per dare il nostro contributo alla lotta all’inquinamento, nel nostro piccolo e nella nostra quotidianità, possiamo attuare una corretta raccolta differenziata e/o acquistare prodotti dal packaging biodegradabile e compostabile.

 

 

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