Ogni anno, tra giugno e settembre, il consumo di cibo e bevande fuori casa cresce in tutta Italia, e non soltanto nelle località turistiche. Nei mesi estivi aumentano consumi fuori casa, asporto ed eventi all’aperto. Il risultato è immediato: più packaging in circolazione e una maggiore pressione sui sistemi locali di raccolta.
Quello che spesso manca non è la percezione del problema, ma la sua misura. E senza misura è difficile capire dove la scelta del packaging compostabile per l’asporto incide realmente, e dove invece serve altro.
Quanto aumentano i rifiuti nei mesi estivi?
ISPRA – l’istituto pubblico di ricerca che raccoglie e pubblica i dati ambientali italiani – calcola un indicatore specifico, chiamato “Incidenza del turismo sui rifiuti“, che stima la quota di rifiuti urbani pro capite attribuibile ai flussi turistici.
Nella scheda aggiornata a giugno 2026, con dati riferiti al 2024, il valore nazionale è di 16,2 kg per abitante equivalente (cioè il totale dei residenti più le presenze turistiche ripartite sui giorni dell’anno), in aumento di circa 0,5 kg rispetto ai 15,7 kg del 2023.
Il conteggio non si limita ai pernottamenti nelle strutture ricettive. Dal 2019 ISPRA include anche le notti trascorse nelle seconde case e le visite in giornata senza pernottamento, e sono proprio queste due componenti a pesare di più: da sole aggiungono rispettivamente 4,3 kg e 1,2 kg al dato nazionale. Sono anche i flussi meno visibili nelle statistiche, perché chi arriva per una sagra, o per una sola giornata fuori porta, consuma sul territorio e riparte senza comparire in nessun registro di ricettività.
ISPRA classifica lo stato di questo indicatore come “scarso” e il trend come “negativo“, segnalando che le misure di prevenzione adottate finora non stanno producendo gli effetti attesi.
Perché il picco estivo mette sotto pressione la raccolta differenziata?
Il problema non è soltanto la quantità, ma la sua concentrazione nel tempo. I servizi di igiene urbana sono dimensionati sulla popolazione residente, e in poche settimane si trovano a gestire volumi molto superiori. ISPRA lo scrive in modo diretto nella stessa scheda: senza un rafforzamento della raccolta nei mesi di punta, l’aumento dei quantitativi rischia di tradursi in conferimenti aggiuntivi in discarica o in impianti di trattamento già saturi.
Il quadro impiantistico aiuta a capire perché. Secondo il Rapporto Rifiuti Urbani ISPRA edizione 2025, nel 2024 in Italia erano operativi 625 impianti per la gestione dei rifiuti urbani, oltre la metà dedicati alla frazione organica, con un totale trattato biologicamente di circa 7,2 milioni di tonnellate, in crescita del 3,9% sull’anno precedente. Lo stesso rapporto segnala però che in alcune regioni le strutture restano insufficienti.
Questo significa che la stessa scelta di prodotto può avere esiti diversi a seconda del territorio in cui l’attività opera. È un punto su cui torneremo, perché condiziona tutto il resto.
Cosa finisce davvero disperso nell’ambiente?
Nel gennaio 2026 Legambiente ha diffuso lo studio “Beach e Park Litter“, primo monitoraggio nazionale su spiagge e parchi urbani realizzato con il laboratorio del Dipartimento di Chimica dell’Università Sapienza di Roma. I numeri riguardano 40.388 rifiuti raccolti e catalogati tra il 2021 e il 2024 in dieci spiagge e dieci parchi urbani.
Il risultato principale: l’80% è costituito da plastica tradizionale, prevalentemente sotto forma di imballaggi e oggetti usa e getta. Sulle sole spiagge la percentuale sale al 90,5% dei 26.613 rifiuti censiti. Tra gli oggetti più frequenti compaiono tappi, buste, bottiglie e bicchieri monouso: i tappi delle bevande da soli rappresentano il 4,4% del totale.
Cosa cambia, in concreto, scegliendo cellulosa da fonti rinnovabili?
Qui conviene abbandonare il linguaggio generico e guardare alle caratteristiche verificabili. La Direttiva SUP 2019/904, recepita in Italia nel gennaio 2022, ha vietato la commercializzazione di alcuni prodotti in plastica monouso e ha spostato il mercato del food service verso materiali alternativi.
Ma “alternativo” non significa automaticamente equivalente: cambiano il materiale di partenza, la norma di riferimento, il flusso di raccolta corretto e le condizioni necessarie perché il fine vita previsto si realizzi davvero.
È importante ricordare che non tutti i packaging a base cellulosa hanno lo stesso fine vita. Alcuni prodotti sono certificati compostabili e vanno conferiti nella raccolta dell’organico, mentre altri sono progettati per il riciclo nella carta. La destinazione corretta deve sempre essere verificata in funzione del singolo prodotto e delle indicazioni della raccolta locale.
Monouso in plastica tradizionale e prodotti in cellulosa da fonti rinnovabili: confronto
| Criterio di confronto | Monouso in plastica tradizionale | Prodotti in cellulosa da fonti rinnovabili |
|---|---|---|
| Materia prima | Polimeri di origine fossile | Cellulosa da fonti rinnovabili |
| Norma di riferimento per il fine vita | Riciclo meccanico degli imballaggi in plastica | Compostabilità secondo UNI EN 13432 |
| Flusso di raccolta corretto | Raccolta differenziata degli imballaggi in plastica | Raccolta della frazione organica (umido) |
| Certificazione di compostabilità | Non applicabile | OK Compost INDUSTRIAL (impianto industriale) oppure OK Compost HOME (compostaggio domestico), secondo quanto indicato sulla scheda del singolo prodotto |
| Idoneità al contatto con alimenti | Conformità MOCA | Conformità MOCA |
| Condizione perché il fine vita funzioni | Conferimento corretto e filiera di riciclo attiva sul territorio | Conferimento nella frazione organica e presenza di un impianto di riciclo organico sul territorio |
Le modalità di raccolta e trattamento possono variare in base alle disposizioni del Comune o del gestore locale del servizio rifiuti.
Relativamente alla tabella facciamo un promemoria rapido su due punti che generano spesso equivoci: OK Compost INDUSTRIAL e OK Compost HOME non sono equivalenti, e la conformità MOCA non è una certificazione con logo ma un requisito normativo sull’idoneità al contatto con alimenti.
Il packaging compostabile funziona sempre?
No, e vale la pena dirlo con la stessa precisione con cui abbiamo citato i dati precedenti.
Un prodotto compostabile secondo UNI EN 13432 realizza il fine vita per cui è stato progettato solo se viene conferito correttamente nella raccolta dell’organico secondo le indicazioni del gestore locale e avviato a un impianto idoneo al trattamento della frazione organica. Se finisce nell’indifferenziato, segue il destino dell’indifferenziato. Se finisce nella raccolta della plastica, diventa un elemento estraneo che il sistema di riciclo deve scartare.
La compostabilità riguarda il trattamento in impianto e non significa che il prodotto possa essere disperso nell’ambiente. La prevenzione dell’abbandono e il corretto conferimento restano sempre il primo obiettivo.
Su questo il sistema italiano si è strutturato. Biorepack – il consorzio nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in bioplastica compostabile – nella Relazione di gestione 2025 presentata a maggio 2026 riporta che al 31 dicembre 2025 i comuni convenzionati con il consorzio erano il 79,9% del totale nazionale, in crescita di 5,6 punti, e la popolazione servita raggiungeva il 90,1%, in crescita di 4,6 punti rispetto all’85,5% precedente. I soggetti convenzionati gestiscono circa il 91% dell’umido urbano nazionale conferito agli impianti di trattamento.
Per un’attività di food service il significato pratico è questo: nella grande maggioranza dei comuni italiani la filiera esiste. Ma vale la pena verificarlo sul proprio territorio, e vale la pena comunicarlo ai clienti, perché il conferimento corretto è la parte del processo che non dipende dal fornitore.
Per questo motivo la scelta del materiale dovrebbe essere accompagnata da una verifica preventiva delle modalità di raccolta adottate nel territorio in cui l’attività opera.
Come si organizza un servizio estivo con packaging compostabile per l’asporto?
Passiamo all’operativo. Dai dati visti finora emergono alcune indicazioni concrete per chi gestisce un’attività food service nei mesi di picco.
DISTINGUERE PER TEMPERATURA E TIPO DI ALIMENTO
Bevande fredde, bevande calde, fritti, primi piatti e gelato hanno esigenze diverse in termini di barriera ai grassi e resistenza all’umidità. Scegliere un unico formato per tutto è la prima causa di reclami e di prodotto che non tiene.
VERIFICARE LA COERENZA TRA PRODOTTO E RACCOLTA LOCALE
Prima di introdurre una linea compostabile, un controllo sul servizio di raccolta del comune in cui si opera evita di comunicare al cliente un fine vita che sul territorio non è praticabile.
DIMENSIONARE GLI ORDINI SULLA STAGIONALITÀ
I volumi di luglio e agosto non sono quelli di novembre. Il cartone e la quantità minima per la personalizzazione vanno pianificati con anticipo, perché nei mesi di punta i tempi di riassortimento si allungano per tutti.
INFORMARE IL CLIENTE FINALE
Un contenitore compostabile senza un’indicazione chiara su dove conferirlo perde gran parte della propria funzione. Una segnalazione a bancone o un’icona sul packaging valgono più di una dichiarazione generica.
UNIFORMARE LA LINEA
Coerenza tra bicchieri, coperchi, vaschette, posate e sacchetti semplifica il conferimento per il cliente e riduce gli errori.
Per le attività che operano in territori in cui il riciclo della carta rappresenta la soluzione più adatta, la nostra linea di bicchieri riciclabili nella carta risponde alle esigenze del servizio bevande, una delle principali fonti di utilizzo del monouso nei mesi estivi.
Cosa può fare la tua attività da qui alla prossima stagione?
I dati raccolti in questo articolo raccontano un fenomeno che si ripete ogni anno e che, secondo ISPRA, non mostra segni di riduzione. Non è un problema che si risolve con un cambio di fornitore, e sarebbe scorretto sostenerlo. È però un contesto in cui la composizione del packaging che un’attività mette in mano ai propri clienti diventa una variabile su cui si può intervenire concretamente, scegliendo materiali di cui si conoscono l’origine, la norma di compostabilità e il flusso di raccolta corretto.
Se la stagione è ancora in corso, questo è il momento giusto per verificare che prodotti, raccolta e informazioni fornite al cliente siano coerenti tra loro. Terminato il periodo di picco, i consumi reali diventano invece uno strumento prezioso per pianificare quantità, formati e personalizzazioni per la stagione successiva.
Prima di scegliere una linea di packaging, verifica che materiale, certificazioni e modalità di conferimento siano realmente compatibili con la tua attività e con il sistema di raccolta del territorio.
Sfoglia il nostro catalogo completo: contenitori, vaschette, bicchieri e stoviglie in cellulosa da fonti rinnovabili, con l’indicazione della norma di compostabilità e della certificazione per ogni singolo prodotto.
Parliamo della tua attività: ogni servizio ha esigenze diverse per temperatura, tipologia di alimento e volumi. Raccontaci come lavori e ti aiutiamo a costruire una linea coerente, verificando anche la compatibilità con la raccolta del tuo territorio.
FONTI:
- ISPRA, Incidenza del turismo sui rifiuti (scheda aggiornata al 30 giugno 2026, dati 2024)
https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/turismo/incidenza-del-turismo-sui-rifiuti - ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani, edizione 2025 (dati 2024)
https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/eventi/2025/12/presentazione-del-rapporto-rifiuti-urbani-edizione-2025 - Legambiente, Beach e Park Litter (gennaio 2026, monitoraggi 2021-2024, con il Dipartimento di Chimica dell’Università Sapienza di Roma su incarico del consorzio Biorepack)
https://www.legambientepiemonte.it/comunicati-stampa/direttiva-sup-oltre-40mila-rifiuti-raccolti-in-3-anni-di-beach-e-park-litter-l80-e-plastica/ - Biorepack, Relazione di gestione e Piano specifico di prevenzione 2025 (maggio 2026)
https://media.biorepack.org/production/media/inmdrv1t/01_relazione-sulla-gestione-e-piano-specifico-gestione-2025.pdf